Quando ho scoperto la lingua tatara

Del mio primo viaggio in Tatarstan nel maggio 2016 ho ricordi vaghi, molti dei quali prevalentemente legati al cibo. Presi un treno notturno dalla stazione Kazanskij a Mosca ed arrivai a Kazan di prima mattina. Il binario era avvolto in una nebbia che mi ricordava la Pianura Padana, l’aria fresca mi pizzicava il viso aiutandomi a risvegliarmi. Trascorsi il viaggio in una cuccetta a quattro … Continue reading Quando ho scoperto la lingua tatara

La conferenza di Yalta. 1- Lo strapiombo.

In un mondo in cui si rimane intrappolati nelle convenzioni e nella routine, i pazzi si ritrovano sempre.

Io, per esempio, ordino il cappuccino dopo la pizza, se non addirittura durante, e quando torno a casa la sera metto gli avanzi tutti nello stesso piatto: in un angolo la pasta, in un angolo la carne, in un angolo l’insalata. Mia zia mi guarda esterrefatta ed esclama a mia madre: “Ma sta criatura s’è scurdata tutt cos! Magn comm’e’stranier!” (“Questa bambina ha dimenticato tutto! Mangia come gli stranieri!”). La mia fedeltà alla patria si nota ancora, certo, in piccole cose, come il mio rifiuto di lasciare che gli ospiti spremano maionese e ketchup sulla pasta e fagioli.

Sebastopoli

Quindi io ero sulle montagne russe dei miei ormoni scioccati dall’apparente instabilità della mia vita, e dovevo fare qualcosa per non rimanere a fissare il soffitto durante le vacanze di maggio: ho prenotato senza badare a spese un biglietto per la Crimea, ho cercato altri couchsurfer che mi ospitassero. Il mio piano era: arrivare a Simferopoli, da Simferopoli prendere la filovia fino a Yalta, rimanere a Yalta per tre giorni in grazia di Dio facendo l’eremita sulla spiaggia per ritrovare me stessa. Nelle conchiglie, sul fondo del tubetto di protezione solare vuoto, insieme ai sassolini che ti si infilano nelle mutande, non lo so.

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