La conferenza di Yalta. 1- Lo strapiombo.

In un mondo in cui si rimane intrappolati nelle convenzioni e nella routine, i pazzi si ritrovano sempre.

Io, per esempio, ordino il cappuccino dopo la pizza, se non addirittura durante, e quando torno a casa la sera metto gli avanzi tutti nello stesso piatto: in un angolo la pasta, in un angolo la carne, in un angolo l’insalata. Mia zia mi guarda esterrefatta ed esclama a mia madre: “Ma sta criatura s’è scurdata tutt cos! Magn comm’e’stranier!” (“Questa bambina ha dimenticato tutto! Mangia come gli stranieri!”). La mia fedeltà alla patria si nota ancora, certo, in piccole cose, come il mio rifiuto di lasciare che gli ospiti spremano maionese e ketchup sulla pasta e fagioli.

Sebastopoli

Quindi io ero sulle montagne russe dei miei ormoni scioccati dall’apparente instabilità della mia vita, e dovevo fare qualcosa per non rimanere a fissare il soffitto durante le vacanze di maggio: ho prenotato senza badare a spese un biglietto per la Crimea, ho cercato altri couchsurfer che mi ospitassero. Il mio piano era: arrivare a Simferopoli, da Simferopoli prendere la filovia fino a Yalta, rimanere a Yalta per tre giorni in grazia di Dio facendo l’eremita sulla spiaggia per ritrovare me stessa. Nelle conchiglie, sul fondo del tubetto di protezione solare vuoto, insieme ai sassolini che ti si infilano nelle mutande, non lo so.

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Dove sta il fagiano?

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Per me si va nella città dolente,

per me si va nell’eterno dolore,

per me si va tra la perduta gente.

Tralallalero trallallà,

perdete ogni speranza, o voi che entrate.

Questo è come io mi ricordo i versi imparati a memoria a scuola. Me li ricordo se mi ricordo bene cosa significano, se mi hanno commossa (finché il sole risplenderà sulle sciagure umane mi basta per tutti i Sepolcri), se non me li sono dimenticati. E poi io sono della scuola che non si impara a memoria, ma si ragiona fino ad arrivare all’automatismo. Come quando, in scena, mi ricordavo cosa dovevo dire perché mi ricordavo anche in che punto dovevo trovarmi e chi era accanto a me o dietro di me.

Non credo che i russi sarebbero d’accordo. In questo paese ho visto un mare di gente ricordare a memoria interi pezzi dell’Evgenij Onegin di Puškin, della Nuvola nei Pantaloni di Majakovskij, dei Dodici di Blok. Questa gente si ricorda a memoria Chodasevič, una sera a una cena di Capodanno un ingegnere edile citava a memoria Есть Женщины в Русских Сельеньях di Nekrasov. Uno pensa: sono amanti della bellezza. Del resto, come potrebbe non amare la bellezza in maniera carnale, quasi come i napoletani, la gente della “bellezza che salverà il mondo”?

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La questione "Matilda" (e il culto dello zar in Russia)

È il film del momento in Russia, tutti ne parlano, alcuni volevano proibirne l’uscita nelle sale, altri si sono rifiutati di mostrarlo; ortodossi ferventi indignati si sono lanciati sui loro rappresentati alla Duma con lettere disperate in cui si chiedeva di fermare questa villanata, fanatici dello zar hanno minacciato regista, produttori e attori. Matilda è stato il pomo della discordia tra nostalgici dell’Unione Sovietica e nostalgici dell’Impero negli ultimi mesi, e adesso che è uscito finalmente nelle sale, si corre a guardarlo domandandosi: sarà poi tutto questo capolavoro?

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5 cose che accomunano russi e napoletani

Appena arrivata a Mosca, vedendo il tassista rischiare la sua vita e la mia in azzardati zig-zag ad alta velocità nel traffico di Leningradskoe Shossé e fare tranquillamente conversazione sulle lingue parlate da sua moglie, mi sono sentita molto vicina a casa. E più vivo la Russia, più mi sembra di trovare delle somiglianze tra russi e napoletani. Ecco quali. Continue reading “5 cose che accomunano russi e napoletani”

La neve in Siberia

di Alessandra Schirò

Immaginate per un attimo di essere in Siberia, tra dicembre e febbraio. Siamo alla dača della bàba Lusja, tutti seduti davanti al kostër (falò) a guardare le stelle dopo aver fatto la sauna. Il rumore del vento accarezza i campi e sembra cantare una ninna nanna. La neve luccica, riflette il bagliore degli astri e il candore della luna. È un tappeto soffice, bianchissimo, come appena lavato. Ammanta la terra. Sembra di stare letteralmente sulle nuvole. C’è profumo di legna, di pino. È qualcosa di simile al paradiso. Continue reading “La neve in Siberia”

Transiberiana 7×3: teaser

ATTENTION! A longer version of the video in this post is taking part to the online contest “This is how I couchsurf”. The first prize is 2000 dollars in travels, which would give us the opportunity to tell you more Russian-Italian stories. We’ll make an effort to publish in English as well. In the meantime you can vote us by liking this video on Youtube.

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Siamo tornati una settimana fa, abbiamo dormito dalle sei del pomeriggio alle sei del mattino successivo e, dopo qualche giorno di sveglie alle cinque e colazioni improbabili alle sei del mattino, siamo rientrati nel fuso orario di Mosca. Continue reading “Transiberiana 7×3: teaser”

Transiberiana 7×3: organizzazione

A che punto siamo con il viaggio di cui vi ho parlato qui? I BIGLIETTI Li abbiamo già presi tutti, compreso il biglietto aereo da Vladivostok a Mosca. In Russia la vendita dei biglietti del treno apre 60 o 45 giorni prima della partenza, per questo bisogna tenere d’occhio il sito delle ferrovie per prenotare prima che si esauriscano i posti. Per tutti i biglietti che … Continue reading Transiberiana 7×3: organizzazione

Costumi tradizionali e bambole di pezza: tra moda e folclore

Tutto è cominciato quando una mia studentessa mi ha regalato Bereghinia, una bambola di pezza composta da sette ritagli di stoffa, che pare che presso i popoli slavi, prima della cristianizzazione, si appendesse sopra la porta per proteggere la casa.

Ho chiesto alla mia studentessa chi le ha insegnato queste cose, e lei mi ha parlato di Polina Vladimirtseva, che di bambole e antichi rituali russi si occupa solo per passione, e che lavora invece presso il salone del lino Bi-len a Korolev, una piccola città a nord-est di Mosca, dove disegna e realizza abiti ispirati alla tradizione russa. Continue reading “Costumi tradizionali e bambole di pezza: tra moda e folclore”

Third-class travel (2017)

platzkartPlatzkart (titolo in inglese: Third-class Travel) è un documentario di Rodion Ismailov presentato il 20 maggio 2017 al DOKer, il festival del cinema documentario di Mosca.

È ambientato interamente sul treno Rossiya, che parte ogni due giorni da Mosca per arrivare, in quasi sette giorni percorrendo la Transiberiana, a Vladivostok, e l’azione si svolge tutta in terza classe, quella che in russo, appunto, si chiama platzkart.

L’azione, poi, non è forse la parola più corretta, perché non si svolge nessuna azione particolare: è piuttosto il treno, contenitore di vite, che si svolge; è piuttosto la vita che si svolge dentro il treno, e dentro il film. Continue reading “Third-class travel (2017)”