DOVE LA TERRA FINISCE – TERIBERKA

Alla fine del mondo ci si arriva percorrendo una strada di merda. Non che io voglia fare la disfattista a tutti i costi e lamentarmi di qualsiasi cosa, che sia chiaro, che penso come spirito di adattamento di poter dare dei punti a tanta gente, ma voi come chiamereste 120 km di strada di cui 80 di asfalto a buche e 40 di sterrato? Strada di merda. Appunto.

C’è da dire che attraversare la tundra è meraviglioso, e vale ben la pena di passare tre ore sobbalzando sui sedili per toccare con mano i famosi muschi e licheni che si studiavano a scuola e camminarci sopra che sembra di stare su un tappeto morbido, per raccogliere le bacche ed osservare i funghi, per stare semplicemente dove non ci sono altri esseri umani, e se non fosse per qualche bottiglia lasciata in terra dai soliti maleducati e che non si decomporrà mai, parrebbe proprio un luogo dove nessuno ha mai messo piede. La fine del mondo e il paese delle meraviglie, come titola nella traduzione italiana un romanzo di Murakami (devo ancora leggerlo, non fatemi domande per cortesia): ci sono parecchie possibilità che con la tundra e il nord del mondo non abbia proprio nulla a che fare, ma il titolo è suggestivo e mi sembra adatto al nostro caso. Ok, non divaghiamo oltre, che se intorno c’è il bello, noi stiamo sempre viaggiando lungo la nostra strada di merda. Forse perché per arrivare alla fine del mondo bisogna prima fare un po’ di purgatorio.

In fondo a questa strada di cui abbiamo già dato una definizione calzante ecco che troviamo un ridente villaggio di pescatori di cui favoriamo subito alcune diapositive:


Teríberka (no, non Teribèrka, come siamo abituati noi, che l’accento in verità va sulla i) è un villaggio di circa 900 anime, che non ho ben capito dove vivano, siccome più del 70% delle costruzioni che ho visto è composto da baracche chiaramente disabitate. Camminando da sola per un paio d’ore, di abitanti ne avrò visti boh, forse 10 (stando larghi), inclusi i gestori del camping dove alloggiavamo. C’è una scuola costruita con vista cimitero e poi lasciata lì a cadere a pezzi, c’è una Casa della Cultura con un bellissimo rivestimento esterno e dentro vuota e inutilizzata, ci sono anche un negozio di generi alimentari e beni di prima necessità, una fermata dell’autobus (ma senza autobus), una chiesa di legno con un cartello che dice “visto il precario stato della costruzione e il pericolo di crolli, la chiesa è inagibile”, qualche barca in secca, il relitto del Titanic, il cimitero delle barche, quello delle automobili e quello degli esseri umani, e direi proprio basta.

Scuola (abbandonata) con vista cimitero
Casa della Cultura
Fermata dell’autobus
Cimitero delle barche
Relitto del Titanic
Chiesa pericolante

In realtà ho scritto una piccola bugia (ma faceva scena): l’autobus c’è, nel senso esiste un sistema di trasporto pubblico sotto forma di bus che arriva da Murmansk, passa una volta ogni 2 giorni e ci mette dalle 4 alle 5 ore per coprire il tragitto. Che possono anche diventare di più, se il tempo è infame e la natura matrigna.

Ci sono alberghi e ostelli a volontà (ne ho contati 3) e case private, il tutto per dare alloggio ai turisti che affollano questi luoghi nell’arco di tutto l’anno (noi eravamo in 11, cioè 11 turisti in un colpo solo, mica robetta). Pare che Teriberka sia meta ambita soprattutto dai cinesi, che arrivano a migliaia a caccia dell’aurora boreale, e ci rimangono anche molto male se non riescono a vederla. Del resto, possiamo capire il perché, arrivare fin quassù per un nulla di fatto non deve essere proprio il massimo. Il motivo per cui i cinesi preferiscano queste terre inospitali ai ben più noti e civilizzati paesi scandinavi non è cosa a noi nota, prendiamo il fatto per buono e continuiamo per la nostra strada.

Saltando di palo in frasca, che alla fine un nesso logico non è scritto da nessuna parte che ci debba essere, riflettevo questa mattina su un commento ricevuto recentemente ad una mia foto, commento che recita “bellissima Teriberka”. No, gente, il bello è un’altra cosa. Il fatto che la natura intorno sia imponente, che la vastità della tundra tolga il fiato, il fatto che ci siano le rocce a picco sul mare, ecco, queste sono cose belle. Ma il villaggio no. Il villaggio è povero, fatiscente, triste. Le avete viste, no, le foto? Se è vero che dopo Leviathan Teriberka ha goduto di nuova vita, è diventata famosa e un discreto “mai più senza” turistico, è altrettanto vero che le migliorie sono così lente, che si fa molta fatica a notarle (o a credere che ci siano), e gli stessi abitanti a volte paiono fin infastiditi dalla “notorietà” (dalla gente lo sono sicuramente, e in questo li capisco, capita spesso anche a me). Poi dai, un villaggio che da qualche anno è un’attrazione turistica, rimane comunque collegato al resto del mondo da una strada una, che oltretutto è, come già ampiamente detto, di merda, e può succedere che d’inverno, a causa del vento e della neve, rimanga isolato anche per settimane, perché la strada sparisce e la visibilità è pari a zero. Aperta e chiusa parentesi.

Se proprio vogliamo essere saccenti e puntigliosi, dobbiamo dire che di Teriberka ce ne sono due. O meglio, la Teriberka tradizionale, e la Nuova Teriberka, che in realtà si chiama Lodejnoe e che si trova a pochi km di distanza, sulla strada che porta al mare, la nostra solita strada di merda leggermente migliorata (si perchè a onor del vero, gli ultimi 2 km prima di entrare nel villaggio sono stati recentemente rimessi a nuovo e asfaltati, una cosa da tolgiere il fiato, il sollievo del viaggiatore dalle natiche stanche!), che fiancheggia prima il cimitero delle barche e poco più avanti una discarica a cielo aperto di dimensioni imbarazzanti, di cui nessuno si occupa. Ovviamente gli abitanti si guardano bene dall’ammettere di essere degli zozzoni ecologicamente nulli, e preferiscono dare la colpa ai turisti cinesi che affollano la zona e che, ovviamente, non hanno niente di meglio da fare che viaggiare dalla Cina con lavatrici, vasche da bagno e varie ed eventuali, da buttare nella discarica a cielo aperto tra Teriberka e Lodejnoe, mentre se ne stanno a naso in su a vedere se spunta uno straccio di aurora boreale.

Tornando a bomba, Lodejnoe si merita a tutti gli effetti l’aggettivo “nuova”, nel senso probabilmente di nuova città da abbandonare. Cioè dove Teriberka è un villaggio che cade a pezzi, Lodejnoe si può quasi paragonare a una ghost town. Il nuovo che è avanzato e poi si è fermato e ora inizia a retrocedere. Gli edifici (pochi) sono di costruzione più recente (c’è addirittura un condominio di 5 piani finito credo ieri che non porta ancora traccia di grigio e di decadenza), ci sono una scuola e un asilo ancora aperti e funzionanti (di bambini chiaramente nemmeno l’ombra, ma ci raccontava la guida che per ogni classe ci sono 1/2 studenti), un negozio di generi alimentari e una fabbrica per la lavorazione del pesce che però fu chiusa qualche anno fa. C’è anche una chiesa, e siccome abbiamo visto che quella di Teriberka è inagibile, per professare la propria religione bisogna farsela fin qua.

Palazzo di cinque piani e, sullo sfondo, palazzo di costruzione recente
Scuola e asilo (e il solito – e l’unico – edificio nuovo sullo sfondo)

Per visitare con calma Teriberka, mi è toccato di farmi da sola 2 km a piedi in mezzo alla tundra. Il gruppo aveva in programma una gita in barca, io invece volevo vedere da vicino l’urbanizzazione (capita a volte che io faccia asocialità di secondo nome). Così per qualche ora le nostre strade si sono divise e io sono partita a piedi dal cimitero delle barche lungo la via. Non è passata una macchina. Non ho visto anima viva. Ero io da sola camminante per la tundra, compagni il vento e l’acqua del fiume. Poteva succedermi qualsiasi cosa, potevo io stessa fare (quasi) qualsiasi cosa. Quando la libertà è talmente grande che aliena. Alla fine semplicemente canticchiavo “что нам веееееетер…”, ispirata dai fenomeni atmosferici prevalenti.

Bene, se siete arrivati a leggere fino qui e non avete ancora comprato un biglietto per Murmansk, smaniosi di partire per visitare il nord del mondo, datevi almeno una guardata al Leviathan di Zvjagincev, che è un film che merita (un filo pesante, appena un po’ lungo, ma merita – ha vinto anche il primo premio come miglior film straniero ai Golden Globe 2015, cioè non stiamo parlando di robetta!). Se non altro per vedere i luoghi dove ho messo piede io, che mi pare come motivo più che sufficiente!

Teriberka, 22-23/09/2018

«Можешь ли ты удою вытащить Левиафана и верёвкой схватить за язык его? Будет ли он тебя умолять, будет ли разговаривать с тобой кротко? На земле нет подобного ему. Он царь над всеми сынами гордости…» (“Левиафан”, А.Звягинцев, 2014)

Ps: spero che il mio articolo sia stato letto tra le altre cose, anche con la giusta dose di ironia. Se così non fosse, vorrei allora precisare che il mio intento non era assolutamente denigratorio nei confronti di una realtà che ho avuto la fortuna di conoscere e toccare con mano. Vivo in Russia da tanti anni, ho avuto la possibilità di viaggiare parecchio, da ogni posto che ho visitato ho portato a casa sensazioni, emozioni, immagini e insegnamenti. Sono tutte cose che cerco a poco a poco di trasmettere a chi ascolta i miei racconti e a chi legge quello che scrivo. Come in ogni realtà che si rispetti, la Russia è fatta di tante cose belle, ma purtroppo ha anche tanti lati negativi, a volte migliorabili, altre volte no. Sono tutti pezzi di un grande puzzle, e sarebbe stupido e penso anche un po’ inutile farne vedere soltanto una parte. Che senza il brutto, alla fine, non ci sarebbe nemmeno il bello. Non c’è il paese delle meraviglie, ma ci sono tante piccole meraviglie in un grande e imperfetto paese.

4 pensieri su “DOVE LA TERRA FINISCE – TERIBERKA

  1. Il tuo stile di scrittura è piacevolissimo. I tuoi racconti non si lasciano interrompere, intrigano e con lievità fanno anche sorridere. E che coraggio, nemmeno Tex Willer …!
    Un abbraccio affettuoso!

  2. sembra tutto fermo alla descrizione che fa Cechov della strada di Kozul’ka, nel meraviglioso racconto :” L’isola di Sakaline”. ringrazio l’autore dell’articolo .

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