A Kirov con il Servizio Volontario Europeo

Di Vincenzo Paradiso

La prima volta che misi piede a Kirov fu alla stazione, naturalmente, dopo ben sedici ore di platzkart. L’aeroporto esiste in città ma è davvero poca cosa. Trovai subito dell’ottimo umorismo nel nome del centro commerciale Leto (estate), situato negli immediati pressi della stazione locale. Divertente perché era dicembre, c’erano -20°, era in corso una nevicata battente e la neve, dove era stata spalata, arrivava alle caviglie. Sembrava di camminare sulla sabbia al mare: “Ecco spiegato il nome”, pensai.

L’agglomerato urbano ha più o meno 500.000 abitanti, che per il modo di vedere russo non è tanto; per me lo era visto che sono di più dei circa 400.000 di Bari, città in cui avevo studiato all’università qualche anno prima e che prendo sempre come esempio per misurare l’ampiezza di un posto. La città si trova a circa 1000 km a nord-est di Mosca, capoluogo dell’omonima oblast’ (regione). Fino al 1934 la città prendeva il nome dal fiume che l’attraversava, Vjatka. Dopo quella data Stalin volle darle il nome attuale per omaggiare un suo scaltro sottoposto “misteriosamente” scomparso quell’anno: Sergej Mironovič Kirov, nato qualche decennio prima a Uržum.

Kirov è discretamente famosa in Russia, molto meno all’estero, perché risulta essere uno snodo principale sulla linea ferroviaria della Transiberiana, di cui si parla in alcuni post di questo blog. Recentemente l’ex Vjatka è balzata agli onori della cronaca per uno scambio di battute durante due conferenze stampa del presidente Putin a confronto con un giornalista locale, Vladimir Mamatov. L’ilare disputa riguarda la difficile diffusione all’estero di un celebre prodotto locale che io ho adorato: il kvas soprannominato Vjatskij, come il fiume.

 

Che cosa ci faceva un neofita di lingua e cultura russa della calda e ridente Barletta, città a metà strada fra la Terra di Bari e la Capitanata, in questa landa desolata della Federazione Russa? Grazie all’associazione culturale Link di Altamura e Sfera di Nižnij Novgorod, ebbi l’opportunità di partecipare a un progetto SVE (Servizio Volontario Europeo), finanziato interamente dalla Commissione Europea. Io lavoravo in una ONG del posto che si occupava delle problematiche legate alla disabilità nel territorio russo, l’organizzazione si chiama VOI (ВОИ Всероссийское Общество Инвалидов). Io mi occupavo di insegnare italiano ai soci dell’associazione, guidare la macchina della stessa e documentare tutte le attività che svolgevamo durante le nostre trasferte. Il progetto SVE di fatto si dovrebbe svolgere in inglese… tuttavia i miei infaticabili e coraggiosi colleghi Vova, Ivan Anatol’jevič, Tat’jana Vasil’evna e Irina Ivanovna non hanno una gran dimistichezza della lingua di Shakespeare. Tanto meglio per me onestamente, io volevo migliorare la lingua di Puškin.

Kirov è una città molto carina, situata su delle lievi alture, è attraversata da nord-est a sud-est dal fiume di cui vi parlavo. Come molte città in Russia ha il suo TSUM (Tsentral’nyj Universal’nyj Magazin) situato nel bel mezzo di Oktjabr’skij prospekt, e la sua Ulitsa Lenina, su cui stranamente non si trova la statua del padre della Rivoluzione, che è invece collocata al centro di Teatral’naja Ploščad’. Lungo la strada che costeggia il fiume si trovano in ordine da sud a nord: il Monastero di Trifonov, l’immancabile fiamma eterna, la fortezza e Aleksandrovskij Sad con il suo colonnato a cerchio, lievemente meno noti di quelli moscoviti… peccato! L’Arbat kiroviana risiede senza dubbio a furor di popolo nella centrale via pedonale Ulitsa Spasskaja, su cui si trovano i musei del cioccolato e dei celeberrimi giocattoli della zona in ceramica Dymka, il grazioso teatro omonimo e la statua dell’orologio con i due innamorati che si danno appuntamento… ой, какие они милые!

Risiedere per più di sei mesi nella provincia russa è un’esperienza difficilmente qualificabile. Durante l’Unione Sovietica la parte meno nota della nazione era pressoché inaccessibile agli stranieri, questo spiega il fatto che la popolazione locale ci è entrata a contatto soltanto negli ultimi ventisette anni. In questo risiede tutta la ricchezza dell’esperienza: gli abitanti del posto sono poco abituati ad avere a che fare con stranieri che parlano, il più delle volte, un russo strampalato con accento del tutto inusuale. Faccio fatica a contare le volte in cui io, Silvia, Peter e Martina (i miei intrepidi compagni di avventure) siamo stati intervistati da reti o giornali; invitati a eventi o conferenze in scuole o università della regione. Molte le volte in cui i nativi ci hanno guardato con sguardo a dir poco interrogativo o con interesse e gioia, una volta ascoltato il nostro accento o aver maneggiato i nostri strani passaporti europei.


Consiglio a tutti gli appassionati di russo e Russia di trascorrere un periodo di tempo a Kirov o nelle belle città limitrofe di Perm’, Iževsk (patria del famoso inventore del fucile Kalašnikov), Joškar-Ola, Nižnij Novgorod e Kazan’, teatro delle partite degli ultimi Mondiali di calcio.
La Russia non è soltanto Mosca e San Pietroburgo, будете иметь это в виду!

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