Lingua russa a San Pietroburgo. Episodio 2

Se la volta scorsa vi ho raccontato come immatricolarsi ad un corso di lingua russa a San Pietroburgo, questa volta, come promesso, vi illuminerò sui contenuti del corso di livello avanzato, che io inquadrerei come un C1, anche se non era denominato in questo modo… o meglio, non era denominato in nessun modo.
Partiamo da un presupposto: come io ci sia finita nel corso di livello C1 non è ancora stato chiarito. Ricordo solo che durante la procedura di immatricolazioni avevo fatto un test d’ingresso nel quale mi veniva chiesto di rispondere ad alcune domande, che di solito sono relative al livello A1 – come ti chiami? dove abiti? cosa fai nel tempo libero? – e mi era stato dato in mano un foglio con scritto il mio nome, il nome della mia insegnante e gli orari del corso.

Seguendo quanto scritto sul foglio, mi sono presentata alla prima lezione che iniziava alle 9:00 del mattino: per dovere di cronaca ci tengo a dirvi che a San Pietroburgo a febbraio il sole sorge verso le 8.30, quindi posso proprio dire che le lezioni iniziavano all’alba. Nell’aula c’era una signora magrissima, con un improbabile taglio grigio a caschetto ed un enorme paio di occhiali che, sul suo visto appuntito, sembravano ancora più grandi: era colei che sarebbe stata la mia insegnante, Galina Aleksandrovna. Sfoggiando le mie misere conoscenze mi presento e le mostro il foglio che mi avevano dato. Lei mi guarda, mi fa segno di sedermi ed inizia a farmi domande a raffica. Ogni parola che pronunciavo veniva corretta all’istante e fino a quando non ripetevo le frasi correttamente dall’inizio alla fine, non passavamo alla domanda successiva. Dopo dieci minuti buoni nei quali penso di aver bruciato tutte le sinapsi del mio cervello sono riuscita a capire: il suo nome, i nomi degli altri tre studenti che frequentavano il suo corso, il romanzo che stavano leggendo durante il corso. Avete capito bene: io, che a malapena riuscivo a dire cosa facevo nel tempo libero, dovevo leggere un romanzo scritto negli anni Venti. Gli altri studenti ovviamente non avevano il minimo problema a leggere e capire il contenuto dell’opera: erano un ragazzo italiano che viveva a San Pietroburgo da otto anni, una ragazza italiana che viveva lì da quattro e un dottorando del Camerun che stava scrivendo la tesi di dottorato in russo. Cosa c’entrassi io in quel gruppo, non l’ho capito ancora adesso.

In ogni caso, per le prime due settimane mi sono presentata a lezione tutte le volte, portandomi dietro il mio bel romanzo, acquistato per 300 rubli. Leggevamo dieci righe per uno: io ci mettevo 10 minuti, gli altri ce ne mettevano uno. All’incirca dopo ogni pagina, ci veniva chiesto se c’erano parole che non conoscevamo: io avrei fatto prima a dire quelle che sapevo, gli altri ne chiedevano massimo una o due. Spesso la nostra insegnante ci chiedeva se conoscevamo l’etimologia di una parola: io non sapevo nemmeno il significato, gli altri ancora un po’ sapevano anche come si scriveva in cirillico antico.
La frustrazione che provavo è inimmaginabile: andavo a lezione con la certezza di fare la figura della stupida e tornavo a casa con il cervello completamente spappolato e fritto. Mi sentivo stanca, svuotata e soprattutto inadeguata.
Dopo le prime due settimane, ho iniziato ad andare meno spesso (perdendomi quindi dei pezzi interi di romanzo e capendo, di conseguenza ancora meno) fino a quando un giorno l’insegnante, mossa da compassione, mi ha chiesto se volessi essere spostata in un gruppo meno avanzato. Ho accettato con immenso piacere e ancora adesso sono felicissima di aver fatto questa scelta perché studiando in un gruppo meno avanzato, sono riuscita a ripassare la grammatica, arricchire il mio lessico con parole che usavo più facilmente e soprattutto sentirmi più adeguata e, di conseguenza, avere meno paura di sbagliare.

Se state cercando dei corsi di lingua russa a San Pietroburgo, vi consiglio di dare un’occhiata a tutti i siti delle università, perché quasi tutte li propongono: oltre a quello che ho seguito io alla Kirov, so che ce ne sono di ottimi anche al Politecnico e all’Università Statale.

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