“Boje”. Astaf’ev finalmente tradotto in italiano

Di Annalisa di Santo

Ho studiato alla magistrale a Tomsk (Siberia) per diventare insegnante di russo per stranieri. È così che ho conosciuto lo scrittore Viktor Petrovič Astaf’ev e mi sono trovata a tradurre un suo racconto.

Al momento di scegliere l’argomento della tesi, il mio desiderio era di collegare lingua e letteratura. “Che ne dici di studiare il lessico nell’opera “Car’-ryba” di V.P.Astaf’ev per le lezioni di russo per stranieri?”. Penso: wow!! Colgo la palla al balzo e dico sì! Ecco come inizia la mia lunga relazione di amore ed odio con Astaf’ev, scrittore duro e tenero allo stesso tempo.

Viktor Petrovič nasce nei pressi di Krasnojarsk il 1 maggio 1924, orfano di madre, scappa di casa, vive in orfanotrofio, studia, va in guerra e .. si dedica alla scrittura e muore famoso e apprezzato in tutta la Russia nel 2001. Essenzialmente la sua opera si snoda su due binari: prosa di guerra e prosa rurale. Una prosa che smaschera tutte le nefandezze della guerra patriottica e della guerra intima dell’uomo con se stesso e con la natura. Di questo rapporto tortuoso, ostico e vitale parla il racconto d’apertura dell’opera “Car’-ryba” , “Boje”.

Un racconto di 40 pagine denso di emozioni e particolari tutti russi, squisitamente siberiani. Boje, nome in lingua evenki di un husky fedele e bonario, capace di un amore incondizionato e sincero, rappresenta la giusta sintesi di umanità e natura. Il cane si fonde ora con l’uomo, ora con la taiga e la tundra, che fanno da sfondo al racconto. Per l’uomo non è così semplice vivere in armonia con la natura: l’uomo sa solo depredarla, corromperla, distruggerla, costringerla a ribellarsi, a riprendersi il suo potere. Tra la maestosità della natura siberiana, il folklore, le leggende, la caccia il lettore viene rapito e rimane, come i personaggi, esterrefatto dinanzi all’aurora boreale. Terrificante e stupenda.

La lingua di Astaf’ev, così vera, così flessibile, mi ha stregato e tormentato. Leggerlo è qualcosa di indescrivibile, proprio come l’aurora o la tundra: rimani immobile, contempli, senza parole, eppure… nasce il desiderio di condividere questa meraviglia con gli altri. Ecco come mi sono trovata a tradurlo. Un lavoro di mesi, tra vocabolari specifici, dizionari etimologici in russo e in italiano, lettura delle traduzioni in altre lingue, visite sul posto, tra cui conferenze a Perm’ dedicate alle opere astaf’eviane, consulenze specifiche, pianti e sorrisi … tutto nella speranza di presentare questo scrittore al mio popolo. E infine un incontro fortunato: un editore trentino interessato alla pubblicazione del racconto. Boje è finalmente edito in lingua italiana e spero di aver permesso ad Astaf’ev di farsi conoscere in Italia e di essere una simildegna voce del grande scrittore siberiano.

Chi di voi già conosce questo scrittore e il racconto? Mi piacerebbe conoscere la vostra opinione nei commenti.

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