Il Baikal di Boris

“Ai miei vecchietti diabetici io i dolci li compro qui,” Olga mi indica un banco al centro commerciale a Irkutsk. Prendiamo i pasticcini che servono sempre con il tè a casa loro, ripieni di frutti di caprifoglio… Avete mai mangiato i frutti del caprifoglio? Non lo fate, è pericoloso! La verità è che ho appena controllato come si traduce in italiano zhimolost’, quel frutto delizioso, blu uva, che mettono nella pasticceria da tè: ho scoperto che il caprifoglio è il nome comune di un genere di arbusti chiamato lonicera, che comprende ben 200 specie, di cui solo alcune commestibili. Zhimolost’ deve essere una di quelle. Insomma, non fatemi passare un guaio… Io non vi ho detto che potete mangiare i frutti del caprifoglio. Se andate a Irkutsk, però, fate pure. Quanto a frutta, fanno concorrenza ai paesi tropicali.

Il contatto della famiglia di Olga mi è stato dato da una conoscente di Mosca, anche lei comparsa una volta in questo blog, quando ero alla ricerca di persone che mi avrebbero ospitato lungo il viaggio in Transiberiana. Il ricordo più fervido dei momenti trascorsi con questa famiglia sono proprio le ore passate a prendere il tè nella cucina della grande casa di legno e mattoni nel villaggio di Dzerzhinsk, e i pasticcini con il ripieno di confettura di zhimolost’. E con il tè e i pasticcini, le fotografie del lago Baikal e la consapevolezza di averne visto così poco.

Boris Zhidikhanov, il papà di Olga, è un uomo sulla sessantina, con gli occhi un po’ a mandorla e gli zigomi alti, la carnagione scura, i capelli una volta neri corvini e adesso brizzolati, e il cognome che rievoca origini mongole, forse calmucche. Ha un’indole calma, ma curiosa. Ama molto chiacchierare e condividere i suoi ritrovamenti con la semplicità di un bambino. E ve lo dico dall’inizio: abbiate la bontà di pronunciare Barìs e non Bòris, se no mi viene un tocco.

A causa dell’età e delle condizioni di salute della mamma, la famiglia Zhidikhanov esce poco, per questo abbiamo passato molto tempo a guardare insieme le fotografie di Boris che, quando può, percorre il Baikal in lungo e in largo via lago o via terra, campeggiando lungo la costa. “Se vuoi,” mi dice, “posso preparare una selezione degli scatti più belli per il tuo blog.”

Baikal_piccolo_mare_2_Boris_Zhidikhanov
Il Piccolo Mare
Baikal_piccolo_mare_Boris_Zhidikhanov
Il Piccolo Mare

“Esiste un punto del Baikal,” ci mostra Boris, “che si chiama Piccolo Mare.” Il Piccolo Mare si trova nella parte occidentale del Baikal ed è separato dal resto del lago dall’isola di Olkhon, quella più grande. Si estende per 70 km in lunghezza e bagna tantissime piccole isole: Izhilkhej, Zamogoj, Ogoj, Ol’trek, Khibin…

Olkhon_2_Boris_Zhidikhanov
Ol’khon
Olkhon_3_Boris_Zhidikhanov
Ol’khon
Olkhon_Boris_Zhidikhanov
Ol’khon
Olkhon_Peschanka_Boris_Zhidikhanov
Ol’kon

“Ol’khon è una meta ormai popolarissima tra i turisti, ed è un peccato,” ci spiega Boris, “in questo modo sta perdendo quell’aura mistica che aveva una volta.” Ol’khon, infatti, è considerato un luogo sacro dai buriati che praticano lo sciamanesimo e, secondo le leggende, è abitata dagli spiriti malvagi del Baikal. “C’è un’atmosfera speciale ad Ol’kon,” racconta, “deve essere anche per le condizioni atmosferiche. Le nuvole a volte passano raso terra, e in più c’è l’umidità del lago. Si crea una nebbia avvolgente, le cose sembra di vederle attraverso un filtro.”

steppe_Tazheran_laghi_salati_Boris_Zhidikhanov
La steppa Tazheran

Poco a sud della costa occidentale che fiancheggia l’isola di Ol’khon si trova la steppa di Tazheran, il cui nome significa “luogo delle migrazioni estive”. In che lingua? Vallo a capire, l’ho cercato per ore! E’ una zona famosa per le sue acque sulfuree e per la grande concentrazione di minerali rari.

Ferrovia_circum_Baikal_Boris_Zhidikhanov
Krugobaikal (ferrovia intorno al Baikal)
Ferrovia_circum_Baikal_2_Boris_Zhidikhanov
Krugobaikal
Ferrovia_circum_Baikal_3_Boris_Zhidikhanov
Krugobaikal

“Peccato che rimaniate qui soltanto per due giorni e mezzo,” ci dice Boris, “per vedere il Baikal ci vuole molto più tempo, si può perfino fare il giro intorno con la ferrovia.” La krugobajkal’skaja zheleznaja doroga, la ferrovia che gira intorno al lago Baikal, io l’avevo vista mentre organizzavo il viaggio Transiberiana #7×3. Ci mette alcune ore a portarti dal villaggio Baikal, sulla foce del fiume Angarà, a Sljudjanka, sulla costa meridionale, e se vuoi nella stessa giornata puoi fare il giro lungo partendo da e tornando a Irkutsk con i tour organizzati. Purtroppo, questa volta non abbiamo avuto il tempo, ma deve essere molto pittoresca. Pare che i tunnel nella roccia siano stati realizzati da architetti italiani.

In compenso, noi abbiamo viaggiato in Transiberiana sul tratto orientale della krugobajkal’skaja, quello che porta a Ulan-Ude. Era notte…

gabbiano_Boris_Zhidikhanov

“Come nella tua Italia, guarda!” mi dice Boris, mostrandomi un gabbiano. La Siberia mi ha stupito con la flora: ho raccolto l’oblepikha, l’olivello spinoso, direttamente dalla pianta, ho conosciuto il ribes bianco e mi sono fatta, come vi dicevo, scorpacciate di zhimolost’, il frutto di una specie del caprifoglio. Non solo, la Siberia mi ha stupita con la fauna: ho visto animali che potrebbero facilmente essere confusi con quelli che conoscevo già, ma che non sono gli stessi.

Suslik_Olkhon_Boris_Zhidikhanov
Un suslik

Cos’è questo, per esempio? Una marmotta? Uno scoiattolo? Nessuno dei due. Appartiene alla loro stessa famiglia, quella degli sciuridi, secondo la classificazione linneana, ma in italiano… non si chiama. Capite? Queste bestie, queste bacche, sono l’incubo del traduttore, specialmente quando la gente ce l’ha con Wikipedia. Quante enciclopedie dovrei mai avere per capire che razza di bestia è questa?

Si chiama suslik e la prima volta gli ho dato da mangiare delle nocciole sull’isola Tatyshev, a Krasnoyarsk. Tenerissimo, socievole e affamato fino a morderti le dita. Ma non è uno scoiattolo e non è una marmotta. E’ uno spermophilus, che significa (no, lo sperma non c’entra!), “amante dei semi”. In italiano si chiamerebbe “citello”, anche se quella parola è usata per designare le specie europee. Questo no, questo è un citello russo del lago Baikal.

Nerpa_Boris_Zhidikhanov
Una nerpa

E questa è una foca? Certo che no. Sì, fa parte della famiglia dei focidi, alla quale appartengono le foche, e in italiano è conosciuta come “foca del Baikal” o, secondo la classificazione linneana, come pusa sibirica. In russo, invece, si chiama nerpa.

Dicevano che la Siberia è una terra ostile, ma si è rivelata ospitale. Anzi, ancora una volta si è rivelata, per me, un mondo parallelo. Come le lingue usano le stesse strutture e gli stessi procedimenti pur differenziandosi nella forma, così la natura da un capo all’altro del mondo rivela che la materia organica e inorganica si differenzia pur restando simile in maniera impressionante. In parole povere: da un capo all’altro del mondo, fratelli separati alla nascita. Dice: è un altro mondo, e un po’ si ha ragione di dire così. Eppure è così simile, così pieno di analogie. Ogni volta che viaggi lontano lontano è come vivere un sogno, dove gli angoli delle strade, le stanze, le facce, sono sempre le stesse, ma imbrogliate, come in un complotto, per sembrare incomprensibili. Quindi non è un altro mondo: è lo stesso, identico mondo.

Grazie, Boris.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *