Portogallo – Iran a Saransk: una sfida epica dai tanti significati

Primo messaggio vocale:

“Ciao zio, quando torni mi porti un autografo di CR7?”

Secondo messaggio vocale:

“Vabbeh, anche se non riesci a farti fare l’autografo gli fai almeno una foto?”

Lo stadio per novanta minuti è una bolgia e io riesco ad ascoltare i messaggi vocali che mi manda mio nipote su Whatsapp solo dopo esserne uscito. Le sue richieste sono irrealistiche come la sua età richiede, anche se in un secondo momento abbassa il tiro.

CR7 ho potuto vederlo solo dagli spalti della bellissima Mordovia Arena, uno stadio il cui colore dominante è il mio preferito, l’arancione. Ad allontanarmi da lui, oltre alle barriere architettoniche dello stadio, un muro compatto e rumoroso, fatto di tanti tifosi iraniani giunti fin lì a incitare la loro squadra. Gli stessi che hanno dato vita al caos così travolgente e incessante da rendermi impossibile l’ascolto di messaggi di pochi secondi. Se avessi visto qualche partita in Sudamerica forse avrei avuto altri termini di paragone ma, stando alla mia personale esperienza, non posso che restarne sbalordito: mai visto niente di simile.

Mordovia Arena

Tanti, come me, sono giunti nella capitale della Mordovia per ammirare un individuo ormai elevato a icona globale, in grado di determinare preferenze e scelte di innumerevoli persone in tutto il mondo. Strana condizione, penso, quella di chi ha un influsso sulla vita di milioni di esseri umani senza a sua volta esserne influenzato, un rapporto più unidirezionale di quello che intrattieni con la tua fidanzata virtuale delle elementari. Numeri che si concretizzano e individualizzano nei volti del mio vicino di treno cinese; della mia vicina di stadio Oksana, giunta sola dal profondo nord della Russia; dei ragazzi disabili accompagnati dal mio amico Alessandro; in quelli di tanti altri spettatori russi che si scoprono portoghesi per una sera; e anche nella voce di mio nipote, che vuole essere presente anche lui a suo modo.

Portogallo-Iran

Ed è così per me proprio la sfida tra un individuo icona del mondo globale e quella tra un popolo radicato nella sua storia il vero motivo di interesse di una sfida già di per sé decisamente avvincente già dal solo punto di vista sportivo: il rigore sbagliato proprio da Ronaldo e neutralizzato dal portiere Beiranvand, che lo racconterà ai nipoti; il rigore segnato invece da Ansarifard in pieno recupero, un minuto prima di un’altra occasione da gol che avrebbe clamorosamente portato l’Iran agli ottavi; e, parlando di icone, il gol realizzato con uno dei colpi più iconici del calcio degli ultimi quindici anni, la trivela di Ricardo Quaresma (un tiro eseguito con l’esterno del piede volto a dare una traiettoria arcuata alla palla). Una sfida, tra l’altro, tra la nazionale portoghese e il tecnico portoghese dell’Iran, Carlos Queiroz, che la sua squadra la fa giocare davvero bene, ordinata e palla a terra.

Portogallo-Iran_1

Ma più della squadra sono stati appunto i suoi tifosi a emozionarmi, in grado di trasformare per una sera Saransk in Teheran molto più di quanto non dica l’assonanza fonetica. Il loro è stato un supporto orgoglioso, trascinante, incessante, che nulla a che vedere con l’immagine statica e monodimensionale che danno i nostri mass media di un paese relegato sulle coordinate dell’asse del male tracciato dall’ex presidente George Bush. Certo, chi può permettersi di viaggiare all’estero per andare a vedere i mondiali rappresenta un settore elitario della società ma ne rispecchia comunque una parte, una parte che ti trasmette una gran voglia di scoprirne le altre.

A proposito di parti da scoprire di grandi nazioni, ecco allora che finalmente ci sono stato, a Saransk.

Saransk

Nessuno dei minacciosi scenari prospettatimi mi si è parato davanti come invece hanno fatto i suoi abitanti alla stazione, pronti a offrire camere e docce a noi tifosi o appassionati giunti in città alle 13. Una città non certo abituata a eventi del genere e al contatto con gli stranieri, quindi particolarmente orgogliosa nel presentarsi al mondo. Orgogliosa come la negoziante che mi dà le prime indicazioni, spedendomi subito allo stadio per poi stupirsi positivamente quando le faccio notare che prima vorrei visitare il centro, anche perché alla partita mancano 8 ore, che cavolo faccio prima? (anche se questo chiaramente non lo esplicito).

Fan Zone Russia 2018

Centro piccolo ma carino, in buona parte occupato dalla Fan Zone dove tra le 17 e le 18.45 i tifosi russi accorsi in massa vivono il loro brusco risveglio perdendo 3-0 con la prima squadra seria affrontata. Un risveglio brusco ma forse sotto sotto atteso, anche se inconfessato.

Per niente attesa è stata invece la mia bella giornata nella città, dove sono arrivato per ammirare un individuo e da cui sono tornato innamorato di un popolo. Siamo così sicuri allora che si tratta solo di ventidue uomini in mutande che inseguono un pallone?

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