Ma come si leggono i nomi russi?

Mi sorprendo addirittura di non aver mai pensato di scrivere un vademecum, al posto di lamentarmi sempre di come vengono storpiati i nomi nei film, nei teatri e ai TG. Poi, ieri, un vecchio compagno di scuola mi scrive:
Mi puoi consigliare un sito dove poter capire come si leggono i nomi russi? Ho appena finito i Fratelli Karamazov e non so nemmeno come si legge il titolo!
Quindi, ecco a voi un brevissimo corso di fonetica e trascrizione russa.
L’accento, questo sconosciuto
Lo so che vorreste una lingua dove si capisce a priori dove cade l’accento, e che molti di voi hanno la convinzione, presa da non so dove, che in tutte le altre lingue si possa sapere dove cade esclusivamente grazie a regole di ortografia, ma non è così, perciò, p’ammor e’ ddij, non vi lamentate del russo.
Per esempio, sappiamo che in italiano le parole sono normalmente piane, cioè con l’accento sulla penultima sillaba: “lingua”, “accento”, “esempio”, “normalmente”, “parole”, “sconosciuto”, “convinzione”, sono parole piane.
La norma, però, non significa che è sempre così. In italiano molte parole sono tronche, cioè hanno l’accento sull’ultima sillaba, e per non andare in confusione indichiamo questo fenomeno scrivendo l’accento in fine di parola: “perché”, “caffè”, “andrò”, “città”, “università”.
Dice, come siamo bravi, noi quando cambiamo il posto dell’accento lo scriviamo. Non è vero. Per esempio la parola “capitano”, salvo quando ha l’accento alla fine (“capitanò”), si può leggere “càpitano”, ma anche “capitàno”, e se non avete idea di quello che state leggendo, non potete saperlo. Lo stesso vale per “prìncipi” e “princìpi”, “lèggere” e “leggère”, “vòlano” e “volàno”, per non parlare di “telefono”; noi lo sappiamo benissimo dove cade l’accento, ma vallo a spiegare a un povero straniero, che le proverà tutte: “Tèlefono? telefòno?”
Lo so che magari molti di voi queste cose le sanno già, ma è per farvi capire che in russo è importante dove cade l’accento, anche se non c’è scritto… e che alla fine dei conti, noi l’accento lo scriviamo solo se sta in fine di parola, se no anche noi sappiamo le parole della nostra lingua a memoria.
Perciò:

  • I fratelli Karamàzov;
  • Anna Karénina;
  • Nikolàj Gògol’ (non Gogòl, che è un incrocio di Gogol’ e Mogol, l’autore dei testi di Battisti). Dopo vi spiego perché c’è l’apostrofo alla fine;
  • Nastàsja Filìppovna (non Filippòòòvna!);
  • Varvàra Aleksàndrovna (non Aleksandròòòòvna!). I patronimici sono normalmente sdruccioli, cioè hanno l’accento sulla terzultima sillaba;
  • Il protagonista di Un Eroe del Nostro Tempo è piano e si chiama Pečòrin (doveč suona come in “Cina”) e non Pecorìn (sardo o romano?);
  • In russo il nome Ivan, alla milanese, non esiste. Al massimo esiste Ivàn, che significa “Giovanni”. Quando vi viene voglia di dire “Iiiivan”, immaginate che qualcuno vi dica “Giòòòòvanni”;
  • Vladìmir Vladìmirovič Pùtin;
  • Se avete dubbi, trovate il nome in cirillico su Google. Basta andare su Wikipedia, cercare la parola in italiano e poi trovare lo stesso articolo in russo. Fate copia-incolla su Google Translator e cliccate sull’icona che vi dà la pronuncia.

 

traslitterazione-russo-italiano
Foto da Help Lingua Russa

Il sistema di traslitterazione ISO 9
La lingua russa si scrive in caratteri cirillici, per questo, quando traduciamo e vogliamo rendere alcune parole “intraducibili”, i nomi di persona e i toponimi, dobbiamo traslitterare: esistono diversi sistemi di traslitterazione, ma quello normalmente usato nei romanzi che leggete in traduzione è ISO 9, e no, non l’ho usato quasi mai nel mio blog, a eccezione di questo post, perché sono pigra e non ho mai imparato i codici, né mi gira ogni volta di fare “Inserisci: simbolo” da Microsoft Word. Lo so che dovrei…
Il sistema ISO 9 vi permette di far corrispondere un carattere romano a un carattere cirillico: il guaio è non sapere come si pronuncia questo carattere.
Riporto qui quei caratteri che non si leggono come in italiano:
č come in “Cina”;
ë come in “yoyò”;
ž come in bonjour, a volte traslitterato “zh”;
z come la s in “rosa” (se non parlate con l’accento del sud);
j significa “i breve”, è una /i/ che comincia un dittongo (due vocali lette di un fiato) o che lo conclude (per esempio, nel toponimo Bachčysaraj);
ch come nella “coca-cola con la cannuccia corta corta” di Firenze, anche se a volte lo stesso suono viene trascritto “h”;
c si legge come la zeta nella parola “pozzo”, qualche volta questo suono viene trascritto “ts”, all’inglese;
š come il gruppo “sc” in “scena”;
šč come il gruppo “sc” in “sciare” (ci insegnano così, ma io “sciare” non l’ho mai pronunciato come dicono loro);
y è una “i dura”, una via di mezzo tra /u/ e /i/. Basta pronunciare la “u” facendo attenzione a dove si trova il tronco della vostra lingua, e poi spostarlo dal velo del palato verso il palato duro; oppure immaginare di avere qualcosa sotto la lingua mentre dite “i”;
ju come in Jugoslavia;
ja come in “jamm’ bell, ja!”;
indica il segno debole, un carattere che in russo serve a palatalizzare o ammorbidire la lettera precedente. La “l” in fine di Gogol’ è molto più simile al suono di “gl” nella parola “giglio”, perché è arretrata. Altro esempio: in russo brat significa fratello; in brat’ , invece, la “t” non è pronunciata colpendo gli alveoli (la parte da cui escono i denti) con la lingua, ma appiattendo la lingua sotto il palato duro: significa “prendere”.
indica il segno duro, un altro carattere, simile al segno debole, che invece di palatalizzare o ammorbidire, indurisce, o separa due suoni. Esempio: in russo “spiegare” si dice ob”jasnjat’. E’ una parola molto interessante perché la sua radice è -jasn-, che è la stessa di jasno, “chiaro”. La “b” del prefisso “ob” (che normalmente indica il processo di girare intorno, o prendere una cosa nel suo insieme), in assenza del segno forte, dovrebbe essere ammorbidita dalla vocale “ja” che la segue: il segno duro permette a “b” e “ja” di non fondersi e aggiunge un impercettibile suono schwa tra le due. Cos’è lo schwa? Quando in napoletano dite “Uan-m”, “Bell-!”, “Frat-m”, al posto del trattino che ho usato, perché non so come si scrive, voi dite uno schwa.
 
Varie note di pronuncia

  • In russo la “o” non accentata si pronuncia come una “a” rilassata. Perciò non si legge Oblomov, ma Ablomof; non Lopàchin, ma Lapàchin;
  • Il suono /s/ in russo non si sonorizza in prossimità di una consonante sonora: in italiano leggete la “s” di “snervante” come la “s” di “rosa” (sempre se quando dite “rosa” non siete napoletani); questo succede perché vicino c’è la “n”, che è sonora. In russo questo non succede: la parola “neve”, sneg, non si pronuncia “znjeg”, ma proprio “snjeg”.

 
Forse questa guida è venuta meno sintetica ed esauriente di quello che speravo, ma il russo è veramente una lingua complicata per un italiano e io stessa, scrivendo, mi sorprendo di quante cose ci sono da dire. Spero, però, di avervi appassionati. Magari vi viene voglia di imparare qualche parola in russo. 🙂

0 pensieri su “Ma come si leggono i nomi russi?

  1. Dopo il giapponese mi sta salendo sempre di più la voglia di iniziare a studiare il russo. Per ora mi sono messo a studiacchiare solo l’alfabeto ma mi sembra una lingua parecchio difficile per un italiano come giustamente si detto tu.

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