Camera cercasi (a Mosca)

 
Rispondo a una lettera di Giulia, ed esco un po’ fuori tema.
Ciao Russaliana!
Ogni tanto seguo le tue avventure, sono una ragazza che ha studiato russo e soggiornato diverse volte a Mosca con scambi universitari. Da settembre invece farò il passo più avventato di trasferirmi lì per almeno un anno! 😉 Vorrei chiederti consigli per trovare una stanza in un appartamento condiviso se possibile con altri giovani lavoratori come me, ovviamente meglio se russi! Mi sto muovendo un po’ tramite conoscenze, ma non riesco a capire se oltre al passaparola ci sono siti dove si possono trovare annunci o altri sistemi. Scusa il disturbo e grazie!
Cara Giulia,
non è affatto semplice!
Quando sono arrivata a Mosca nel 2012, è stata la scuola che mi aveva invitata a trovarmi casa. Si trattava di una stanza in un bilocale al piano terra, con la tazza del bagno che dondolava, la vasca da bagno senza rifiniture e le finestre vecchie, di legno, isolate con lo scotch. Nonostante ciò, era un bell’appartamento, per le mie tasche. Costava 16.500 rubli al mese, più le bollette. In tutto, tra i 17 e i 17.500. Era un prezzo ragionevole, considerato che non c’era ancora la crisi (non come adesso) e che il palazzo si trovava vicino a un parco e a 15 minuti a piedi da una metro appena fuori dalla linea circolare.
Dopo un anno, però, la mia coinquilina decise che aveva compiuto trent’anni e non voleva più vivere insieme a una coetanea, come all’università; e siccome la padrona, tra l’altro, aveva intenzione di vendere la casa, a me toccò cominciare a cercare altro. Questa volta decisi di non usare la scuola come tramite: quando durante l’estate vai in vacanza, per esempio, la scuola può dare la tua camera a qualcun altro e mettere te in un altro posto, quando torni; a meno che non paghi tu l’affitto per tutti i mesi in cui non ci sei. Anche se in un alloggio preso per conto mio avrei dovuto comunque pagare il deposito e i mesi in cui ero assente, preferii non affidarmi più alla scuola: non solo non volevo vivere come una campeggiatrice, ma non volevo nemmeno provare l’incubo di vivere con i colleghi… lavorarci insieme una quantità di ore disumana per me era già abbastanza.
Cominciai a cercare su AVITO.RU, che è il sito dove i moscoviti cercano qualsiasi cosa, dalla camera in cui vivere, ai mobili usati, o dove loro stessi vendono le proprie cose: una specie di e-bay. C’è da dire che prima c’erano due siti, uno dei quali è stato assorbito poi da Avito, ma del quale non mi ricordo il nome. Tutte le camere che cercavo richiedevano il pagamento non solo di un deposito del 100% dell’affitto, ma anche l’anticipo di uno o due affitti. In più, molte non erano disponibili per tutto l’anno, o erano inabitabili. Ricordo di essere andata a vedere una casa in un posto poco lontano da dove vivevo allora e di essermi trovata davanti a una casa senza mattonelle e senza stucco alle pareti: l’agente o non aveva capito che per 20.000 rubli volevo una stanza in cui vivere, o non se n’era fregato.
In più, le telefonate. La maggior parte degli annunci chiedevano espressamente gli slavyany, cioè le persone di etnia slava: per capirci, spesso sotto questa dicitura c’era una frase tipo “Non si accettano caucasici”. La cosa più strana per me, poi, era che spesso non si parlasse semplicemente di slavyany, ma per rendere il concetto più preciso, si parlasse di “aspetto slavo”. Io mi domandavo: cosa significa? biondo? Perché in realtà ci sono molti slavi con i capelli scuri e non sempre è facile determinare quanto a mandorla siano gli occhi di una persona o quanto crespi siano i suoi capelli per decidere che non è slava.
Un giorno al telefono un agente mi domandò come mai avevo l’accento, di che nazionalità ero. “Sono italiana,” gli dissi. E lui: “E com’è?” “In che senso, scusi?” “Fisicamente.” Io avevo capito che voleva sentirsi dire se ero slava o no, ma il problema è che, oltre a sentire l’amarezza di dovermi rassegnare alla stupidità della domanda, non avevo una risposta che mi sembrasse coerente. Certo che non sono slava, ma mi serve casa. Poi dipende che intendono per slavo. Magari intendono solo “non caucasico”, e io sono sicura di non essere caucasica. Beh, non tanto. Considerata la somiglianza di papà con Stalin e il fatto che per strada mi chiedono se sono ebrea e nei parchi mi domandano se sono armena, potrei anche avercele, le origini caucasiche. Chi non ha origini caucasiche, del resto, se nei vecchi sussidiari si diceva che la nostra razza si chiama caucasica? Ecco, signor agente immobiliare, magari mi vuole fare un test del DNA o vuole il mio albero genealogico? Nonno aveva gli occhi verde acqua, magari siamo slavi anche noi. L’altra nonna ha visto la seconda guerra mondiale che era ragazzina; se, senza infangare la sua memoria, ci fosse la minima possibilità che avesse avuto incontri ravvicinati con un tedesco o con un americano… ah già, un americano va meglio di un tedesco, ma comunque solo senza fare anacronismi. “Sono bianca,” gli dissi dopo qualche secondo di esitazione. “Ma com’è? Alta, bassa? Magra?”, dal telefono mi provenivano le risatine dei colleghi in ufficio. Certo, adesso magari mi domandi anche la taglia del reggiseno e se me la depilo totalmente. Attaccai.
Un altro malato di mente voleva darmi la camera gratis, senza ancora avermela fatta vedere e senza ancora avermi incontrata, in cambio della mia ospitalità in Italia. Inutili furono le mie richieste di vedere l’appartamento e di saperne di più, né le mie spiegazioni, che ero pronta a pagare e non c’era bisogno di fare alcuno scambio.
La botta di fortuna arrivò quando incontrai una mia collega free-lance a pochi passi fuori dalla scuola; la conoscevo poco, perché lei lavorava solo di domenica. Finiva il corso all’università che aveva frequentato tutto l’anno e a settembre cominciava a lavorare in un’azienda fuori Mosca, che le procurava un monolocale tutto per lei. La sua camera presso una signora anziana, quindi, si liberava, e se alla signora piacevo, potevo entrare pagando solo il deposito e l’affitto di un mese (15.000 rubli).
La signora poteva avere un’età compresa tra i settanta e l’eternità e stava dritta come una ballerina di danza classica nonostante le tette cadenti sotto la camicia larga, perché tutte le mattine alle 7:00 faceva Pilates per mezzora; a completare l’immagine di rettitudine, la lunga chioma grigia raccolta in una lunga treccia arrotolata sulla testa. Nonostante fosse in pensione,la signora Nina continuava a prestare servizio presso la sua università, perché i soldi non bastano mai e ci sono tanti nipoti a cui fare i regali: insegnava discipline economiche, ma non conosceva nessuna lingua straniera e si faceva leggere le etichette dei cosmetici… perché “per imparare le lingue ci vuole memoria, e io la memoria non ce l’ho.” Chissà come si ricordava le discipline economiche, allora.

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La mia camera presso la signora Nina

Nina viveva in un bilocale al quale forse era stata data l’ultima rinfrescata negli anni ’80. Il parquet era ovunque rivestito di tappeti, tranne in cucina, dove c’era il linoleum, tanto di moda negli appartamenti vecchi. Non capisco il senso di mettere il linoleum per terra alla cucina: si appiccica tutto e se cammini scalza ti si appiccicano anche i piedi, e non vale a niente spazzare, perché si appiccicano con lo sporco pure i pelucchi della scopa. La casa, però, era luminosa e nella mia camera-studio c’era pure un tappeto rosso a riscaldare e insonorizare una parete, che a me piaceva tantissimo, ma che a tutti i miei amici che hanno vissuto gli anni ’70 e ’80 in Russia, faceva schifo. Avevo la TV e la finestra affacciava sulla fabbrica del cioccolato Babaevsky, per cui non solo potevo vedere le signore con la cuffia blu che portavano i vassoi qua e là, ma con le condizioni del vento favorevoli potevo anche godermi qualche zaffata.
La ragazza che aveva liberato la camera divenne una delle mie più care amiche e ogni tanto veniva a dormire da me. La signora, invece, era un po’ inquietante a volte, e non perché di tanto in tanto trovavo la sua dentiera in un bicchiere in cucina, ma per alcuni strani commenti su certe lezioni private che davo a studenti uomini e che lei non voleva che io dessi in casa. La mia amica diceva che era tutta malizia sovietica, quella.
Siccome ho sentito, oltre ai miei, un mare di aneddoti inquietanti su gente che credeva di aver trovato camera o casa, ha pagato la caparra in nero e poi, tornando a casa, ha scoperto che il padrone aveva già cambiato la serratura, il consiglio che posso dare è di non andare allo sbaraglio. Meglio servirsi di un’agenzia, se avete la disponibilità economica, o andare per conoscenze. Se non avete conoscenze, su Facebook ci sono molti gruppi di italiani che vivono in Russia, e anche se non li conoscete di persona, avere un contatto che parli la vostra lingua può già essere un aiuto. Se avete un datore di lavoro, fatevi aiutare dal datore, se avete un amico, dall’amico. Se non avete nessuno, penso che l’ideale sia vivere in ostello i primi giorni e mettersi alla ricerca quando già siete sul posto: così almeno potete vedere di persona e non rischiare di finire in un tugurio.
Spero che ti sia fatta un’idea!
In bocca al lupo,
Russaliana

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