Votare per corrispondenza

image
No trivelle. Un paio di mesi fa ho saputo del referendum e mi stavo preparando già ad andare a fare la fila in ambasciata per votare, perché immaginavo che, essendomi ormai registrata come residente a Mosca, funzionasse così.
Quando ieri sera ho ricevuto la posta, nel pacco di TNT pensavo ci fosse il mio nuovo libretto elettorale; invece c’era il kit del voto per corrispondenza, compreso il foglio giallo, quello santo, con i rombi fitti fitti perché non si veda attraverso, sul quale si mette la crocetta.
Votare per corrispondenza, che cosa strana. Del resto, si dà il sangue per corrispondenza, si fa la spesa per corrispondenza, ormai si fanno pure i figli per corrispondenza. Perché mi sembra così strano che stia per votare per corrispondenza? Sulla tavola ancora apparecchiata, svaligio il mio personale seggio elettorale.
Ci sono:

  • il certificato elettorale (cioè il documento che certifica il diritto di voto);
  • la scheda elettorale;
  • una busta piccola completamente bianca;
  • una busta affrancata recante l’indirizzo del competente Ufficio Consolare;
  • un foglio con le istruzioni dal quale copio la lista.

Si vota così. Sulla scheda elettorale (il foglio giallo, quello santo), si fa una croce sul rettangolo del SI o del NO con una penna blu o nera. La scheda chiusa va messa nella busta piccola, sulla busta piccola non va scritto niente. La busta piccola va a sua volta messa nella busta affrancata insieme al tagliando del certificato elettorale. Il tagliando va ritagliato via dal certificato elettorale, siccome sono sullo stesso foglio. Questo significa che il certificato, dove c’è il vostro nome, rimane a voi, mentre il tagliando, senza nome o segni identificativi, va al consolato insieme alla scheda elettorale in busta chiusa. La busta affrancata, po, va spedita così com’è, perché sopra c’è già l’indirizzo di destinazione, senza scrivere assolutamente niente sulla busta, e soprattutto senza scrivere il mittente. Il voto va spedito per posta al consolato in modo che arrivi entro le 16:00 del 14 aprile 2016. Ah. E’ personale, libero, segreto, e si fa una volta sola.
La cosa più fica è che io adesso ho molto più tempo del solito per riflettere rigirandomi la scheda elettorale tra le mani. Dice, ma uno dovrebbe riflettere prima. Sì, ma quando stai in cabina, con la gente fuori che fa la fila, il ricordo della morte di Sora Lella in Bianco, Rosso e Verdone, la matita che pare rubata dall’IKEA e tutti quei cerchietti, ti senti sotto pressione. E’ come una via di mezzo tra un confessionale e un vespasiano. Almeno per me, è così, mi mette angoscia mettere le crocette. Adesso invece ho venti giorni buoni per aprire la scheda elettorale quando voglio, con calma, leggermela, rileggermela, analizzarla, pensare, considerare, e poi votare. E voto anche in anticipo, capì. Mica come voialtri. Io voto a domicilio!
E questa, bisogna dirlo, è la prima cosa fica che mi arriva per posta alla casa nuova da quando mi sono iscritta all’AIRE, se non si considera che poco prima di Natale il Comune di Mercato San Severino mi ha fatto pervenire fino a Mosca l’informazione sul bando per la realizzazione di loculi e ossari con relative tariffe. Della serie: sei voluta emigrare? Accirt!
P.S. Nessuno dei miei familiari residenti a Mercato San Severino e più avanti negli anni ha ricevuto la comunicazione sui loculi e sugli ossari. Noi migranti siamo persone speciali.
image
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *