Il bacio non è per la stampa


Una decina di giorni fa su Rete Quattro è uscito un documentario di Vladimir Solov’ev, dal titolo Il Presidente. In quell’occasione, un membro del gruppo di Facebook Italiani a Mosca, Luigi Tonet, ha ricordato di aver curato le musiche di un film poco noto, uscito nel 2008 direttamente in DVD, prima delle elezioni presidenziali, dal titolo Поцелуй не для прессы (Potseluj ne dlja pressy, Il bacio non è per la stampa).
Il film, uscito non a caso nel periodo della campagna elettorale, sarebbe stato girato nel 2002 e sarebbe stato tenuto segreto, visto che leggende metropolitane raccontano che il soggetto era stato scritto da Ljudmila Putina, moglie del Presidente, già nel 2001. Questa versione non mi sembra impossibile: il film racconta la vita coniugale del presidente dalla prospettiva del personaggio femminile; quello che ci si aspetterebbe essere il protagonista è più un aiutante, del quale emerge un quadro che, anche se può influire sull’opinione politica del pubblico, di politico ha ben poco: un gentiluomo, semplice, innamorato, ritardatario, un ragazzo di talento che viene travolto dalla Storia e si trova spesso a dover scegliere tra famiglia e lavoro, ma soprattutto, un diplomatico che dichiara, alla vigilia della nomina, di voler fare il Presidente solo per poco, per poi tornare a casa.
Molti critici lo hanno liquidato come un melenso film di propaganda: per me, assodato che certi dialoghi fanno molto soap opera e certe scene fanno molto harmony, Potseluj ne dlja pressy resta un documento importante e a torto così poco diffuso. Poche volte abbiamo la possibilità di immaginare la figura politica lontana dai riflettori, e di criticarla non soltanto in base ai fatti della politica, ma con lo sguardo compassionevole dell’essere umano, del pari, di quello che, sopraggiunta la morte, torna alla cenere allo stesso modo, come nella Livella di Totò.
Ricordo, ad esempio, di essere stata molto colpita dall’intervista di Biagi alla nipote di Stalin nel racconto di viaggi Russia. Sapere che Stalin aveva pianto per la morte di un figlio in una guerra da lui voluta, ha reso il personaggio storico, lo spietato dittatore che, tra l’altro, non lasciava fare il visto a Bulgakov pur censurandolo, un personaggio più comprensibile, più a portata di mano.
Capire che un uomo di potere è prima di tutto un uomo, aiuta ad indagare la misura in cui la responsabilità del male da lui prodotto è condivisa dall’élite che lo sostiene, e la misura in cui quello stesso uomo di potere è a sua volta vittima non riconosciuta del male che produce.
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Una scena del film. L’attore maschile, che interpreta il presidente Putin con lo pseudonimo di Aleksandr Aleksandrovic Platov, è Andrej Panin, morto nella primavera del 2013 in circostanze sospette. L’attrice, che interpreta la moglie Ljudmila con lo pseudonimo di Tatjana, è Darja Michailova.

Guardavo, ieri, momenti della conferenza stampa di Putin di giovedì. C’è tanto accanimento nei confronti dell’élite al potere in Russia, ma anche negli altri paesi e, stranamente, non mi piace associarmi, nonostante riconosca le ingiustizie. Mi sembra soltanto che l’accanimento sia un meccanismo psicologico che danneggia lo sviluppo positivo della persona. Se non sei nella posizione di fare qualcosa per cambiare la situazione, perché accanirti? Non fa male alla salute? Non è meglio partire dalla tua piccola giornata e renderla l’eccezione, nei limiti del possibile, in un sistema che non ti piace?
Non mi soffermerei tanto sulle domande che gli sono state rivolte riguardo alle sue figlie: non che lì non ci siano lati oscuri e ingiusti (da dove li prende una trentenne 2 miliardi di dollari?), ma è comprensibile e mi sembra addirittura onorevole che un presidente decida di tenere la propria famiglia lontana dai riflettori. Non siamo davanti a un Obama, che usa il quadretto della sua famiglia felice per fare propaganda, ma davanti a un Putin, che si dice sia stato molto infastidito dalla prima visione del film che lo ritrae come marito amorevole e statista combattuto. E’ totalmente un altro modo di concepire il proprio ruolo pubblico. Mi soffermerei piuttosto sul fatto che a Putin tremava la voce, quando gli hanno chiesto della corruzione e dello scandalo venuto fuori grazie al fondo anti-corruzione del dissidente Navalny, riguardante la famiglia Chaika, alla quale fa capo il procuratore generale. Gli tremava come ti trema quando i genitori ti hanno beccato a fare qualcosa di proibito e non sai trovare le parole per giustificarti, come quando ti interrogano in latino e ti stai inventando l’argomento senza aver aperto una pagina, o come quando hai una paura fottuta che ti facciano fuori – chi? Non per forza chi è all’opposizione, ma anche chi fino a un minuto fa era dalla tua parte e apparteneva al tuo stesso branco, se ti permetti di provare a disfare i misfatti in cui ti sei ingarbugliato e hai ingarbugliato tutta la tua famiglia.
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Il poster del film, del quale sono state fatte un mare di parodie (basta cliccare il titolo in Google Images). Piccola curiosità: si tratta del film di debutto della regista Olga Zhulina.

A Putin tremava la voce, e mentre il resto della Russia dissidente diceva: “Ah-ah! Ti abbiamo beccato! Sei con le spalle al muro!”, cosa che comunque non risolve il problema, io provavo compassione e pensavo: guarda cosa succede ad essere così potenti. Una settimana fa su Rete Quattro ti dichiaravano l’uomo più potente del mondo e oggi sei nudo, ci sono le prove contro di te, e nessuno che può venire sul tuo podio a coprirti; e oltre a essere nudo, sei nella merda; e la cosa che fa più compassione è che sei solo, perché quando chiudi la porta del bagno per fare quello che fanno tutti, indipendentemente dallo status sociale, con la tua coscienza sei solo tu, solo tu sai cosa hai fatto veramente, a chi hai venduto la tua anima, con chi ti sei messo a fare affari, come hai diretto i destini della Russia. Non hai più la moglie innamorata che pensando a te avrebbe scritto Il bacio non è per la stampa; magari avete divorziato proprio perché lei non ce la faceva più a dividere, da con-iuge, il giogo delle responsabilità delle quali ti sei caricato, a torto o a ragione, e sai che alla fine dei conti un mare di gente pagherà per il male prodotto, ma un mare di gente sarà anche pronta, come è successo nel resto della Storia, a riversare su di te le sue responsabilità, gli affari in cui ti sei lasciato coinvolgere preso dall’ebrezza del potere, e tu sarai solo a pagare anche per colpe per le quali altri invece verranno un giorno elogiati, perché tu, che vieni visto come alto e minaccioso, come spietato e strafottente, forse, da quel podio, con quello scettro, sei già il più esposto e quindi, dal punto di vista umano, non politico, il più debole degli uomini.
Non dovrei essere così compassionevole nei confronti del Presidente, del cosiddetto Zar? E perché? In fondo, nell’agnosticismo, nello scetticismo, nella razionalità, non resto comunque cristiana, e non è una mia priorità, da cristiana, e con le parole di Hikmet, amare “prima di tutto l’uomo”?
Che ci sia molto di losco, molto di ingiusto, molto da cambiare, che nella crescita dell’ISIS ci abbia inzuppato il pane tutto il mondo sviluppato e in via di sviluppo, lo vedo bene. Ma anziché concentrarmi su tutto quello che si vede bene e contro il quale, purtroppo, nell’immediatezza non posso fare nulla, preferisco lanciare lo sguardo oltre la stampa, in quel punto privato, non pubblico, in cui ci sono anche i baci, e in cui la Storia ci travolge e in cui, quando siamo più carnefici, siamo sempre anche più vittime.

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