Pasqua + I Morti

Domenica scorsa in Russia era Pasqua.
Di prima mattina abbiamo chiamato la famiglia di A. per sapere che facevano. Ci hanno detto che potevamo raggiungerli al cimitero. Che si faccia mai al cimitero il giorno di Pasqua, non lo so, ma immagino che non ci sia una connessione diretta tra la festa e il luogo, visto che A. continua a ripetermi di non aver ricevuto un’educazione religiosa (eppure ogni tanto sputa qualche reminescenza biblica).
Abbiamo mangiato il kulich, il dolce tipico pasquale, ci siamo lavati, vestiti a festa, e siamo andati al cimitero. Il cimitero dove sono sepolti i parenti di A. si trova a dieci minuti di autobus dalla metro Jugozapadnaja. I cimiteri russi non sono come i nostri, si estendono molto di più in orizzontale e alle lapidi enormi con le foto scolpite nel marmo degli ebrei e dei cantanti, nei viali principali, si affiancano dei quadrati di terra recintati con delle ringhiere di ferro, all’interno dei quali ci sono delle piccole tombe di marmo, o di legno, o dove c’è solo un mucchietto di terra con sopra una croce e accanto una panca per sedersi e pregare, o chiacchierare.
La tomba che andiamo a visitare ospita sia la bisnonna che la nonna. Pasqua è anche l’inizio della primavera ed è un’occasione per fare la pulizia annuale delle tombe: il ghiaccio in alcuni punti del cimitero si è già sciolto e quindi la mamma di A. ne approfitta, insieme alle figlie, per spazzare via il fogliame dell’autunno scorso, pulire le panche, mettere dei fiori nuovi, spolverare i marmi. Sulla tomba c’è scritto nome, patronimico, e cognome. Il cognome è quello del marito, per questo vado in confusione; poi ritorno in me: dunque, se mi sposassi in Russia, prenderei il cognome di mio marito?
Mentre facciamo questi discorsi, arriva Jurij Pavlovich, il nonno. E’ la prima volta che lo vedo, ed è la prima volta che vengo presentata come la nevesta, la fidanzata. Jurij Pavlovich è il secondo marito della nonna: ha portato le uova, ma ha dimenticato il pane.
La mamma, invece, ha portato, oltre alle uova colorate di rosso secondo la tradizione, il caviale, gli affettati, i pomodori, i cetrioli, altro kulich, il cioccolato, e le bibite. Ci metteremo intorno alla tomba a mangiare, per onorare la memoria dei defunti e riunire la famiglia. Anche se, non avendo il pane, dovremo mangiare i pomodori e il caviale sopra al kulich.
Questa cosa mi fa subito venire in mente quella tradizione che non ho mai onorato, ma della quale mi ha parlato mamma una volta: la notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre la nonna apparecchiava la tavola e lasciava uno spiffero di finestra o la porta non chiusa a chiave perché i nostri morti, passando di là, vedessero in che benessere viviamo e si sentissero accolti e partecipi. Quindi, dopo un attimo di sorpresa, penso che non sia poi così strano fare un picnic in un cimitero.
Passeggiando tra le tombe, noto che non è solo una tradizione di questa famiglia, ma che è proprio l’usanza, a Pasqua, lasciare del cibo sulle tombe. La Bratskaja mogila (la tomba comune, dove sono ricordati i soldati senza nome o i corpi non ritrovati) è coperta di uova, kulich, briciole di pane. Il nonno è molto stanco di camminare. Il sole ci riscalda e scioglie l’ultimo ghiaccio sulle tombe all’ombra delle betulle, che non sono ancora state visitate. Una ragazza con i lunghi capelli biondi sbriciola, spingendosi con la schiena dal lato opposto, come contro vento, l’ultimo pezzetto di kulich su una piccola lapide di marmo rosso che ricorda un soldato. Mentre il vento leggero trasporta le briciole e le posa tra le uova rosse, la ragazza si trascina via.
Il nonno mi dà lezioni di vita coniugale.
– L’uomo è la testa, giusto?
– Certo, – rispondo. Non mi va di discutere.
– E allora la donna è il collo, capisci? Dove decide di andare la testa se il collo non la sostiene e non la guida bene?
– E’ giusto.
– E allora, da vecchietto che sono, ti voglio dire: io la mia donna l’ho sempre controllata, perché le donne possono fare delle cose molto poco sagge. Però molte volte mi sono stato zitto e l’ho lasciata fare come voleva lei, perché io sono l’uomo. E quando volevo fare qualcosa come dicevo io, non mi sono messo a discutere, ho fatto in modo che lei credesse che l’aveva deciso lei. E adesso sono passati già otto anni.
E io mi sento così piccola. Mi domando se si sia accorto che non avevo voglia di discutere sul fatto che l’uomo è la testa, quando il mio sguardo incontra il suo. Mi sento così onorata di essere stata ospitata in questa tradizione, in questa famiglia, in questa storia, in questa mappa del mondo: lui, la testa? e allora lei il collo.
In mezzo a tanta morte e a tanti morti, tutti questi discorsi sulla vita.
– Scusami, Ekaterina Andreevna, – dice la mamma, che inciampando ha messo un piede sulla tomba. Proprio come se fossero lì, come se fossero risorti anche loro.
20150412_130643 20150412_130711

0 pensieri su “Pasqua + I Morti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *