Il Gatto armato. Cronache di un 23 febbraio.

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“Tankot” (“Tank”= carro armato; “Kot”= gatto. Gatto armato.)

Lunedì 23 febbraio era la Festa del Difensore della Patria, ormai conosciuta come “Festa dell’Uomo” (“alter festa” della Festa della Donna).
Per questo mercoledì 25 l’assistente del maestro di ballo del gruppo avanzato di hustle della scuola ODS ha organizzato una sorpresa ai nostri partner. Tutte noi ragazze abbiamo indossato delle magliette a strisce blu e ci siamo attaccate sul corpo delle stelle, nei posti più imprevedibili (io sotto a un’ascella). Tra una lezione e l’altra siamo entrate in sala marciando sul passo base e poi l’assistente ha dato il via ad una jam session.
Una jam session è un momento in cui si balla con chi capita e si improvvisa. Durante questa jam i partner dovevano ballare con quante più ragazze e possibile e strappare loro le stelle senza interrompere la danza.
Vinceva chi riusciva a recuperare più stelle.

Immaginatevi la scena. Il mio partner prova ad afferrarmi, ma nel piglia piglia vengo afferrata da un ragazzo al quale sono piaciuta durante un esercizio di improvvisazione, il quale mi fa fare cinquantamila giravolte e drop per staccarmi le stelle dalla maglietta… e me ne trova una che credevo di aver perso, da qualche parte sui pantaloni! Appena ha finito si lancia su un’altra e io vengo afferrata da altri due partner che si lamentano perché non trovano più stelle. Alla fine arriva il mio eroe della serata, il maestro, con le stelle già tutte attaccate sul petto, che mi fa rotolare di qua e di là con noncuranza e solo per divertimento, mentre io, che mi sono ormai sbellicata, non so nemmeno dove mi portano le gambe.
I vincitori sono stati, ovviamente, il maestro e ancora un altro ragazzo, che per premio hanno aperto il buffet.
Al resto degli uomini del gruppo abbiamo regalato dei badge tra il militare e il tenerotto: quello del mio partner rappresenta un “Tankot”, cioè un “Gatto armato”.

Credo di aver rivalutato, quest’anno, la festa del Difensore della Patria. Prima mi era sembrata soltanto un’esaltazione della guerra e dei lati più cliché della mascolinità; invece quest’anno ho capito che molti la prendono con ironia, con senso dell’umorismo, ma soprattutto la spogliano del significato esclusivamente militare che aveva una volta e le attribuiscono un significato nuovo: donne ringraziano gli uomini del lavoro che fanno per loro, e lo fanno usando la loro bellezza e il loro carisma, in attesa che anche gli uomini, l’8 marzo, le ringrazino di essere al mondo.
Sarò diventata troppo positiva? Sarà colpa delle cose che ci fanno fare a scuola di ballo, tipo esercizi in cui la donna si deve fingere uomo e l’uomo si deve fingere donna? Non lo so, ma mi piace tantissimo.
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