Avventura alla posta

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A. (ogni tanto decido di non chiamarlo Ivan) durante il viaggio in Italia ha deciso di mandare un pacco ai miei genitori. Così, in questi giorni, sono andata a fare la spesa.
Il contenuto del pacco:
una bottiglia di vino Lykhny prodotto in Abkhazia;
un barattolo di miele di grano saraceno preso all’Accademia dell’Agricoltura di Mosca;
un pacco di grano saraceno in pacchetti;
un pacco di fiocchi per la kasha ai quattro cereali;
un pacco di pasta della marca Makfa;
un pacco di cioccolatini Belochka della fabbrica Babaevskij;
un pacchetto di aneto essiccato.
A casa, A. si è messo su internet e ha cercato cosa si può spedire per posta in Russia, per sicurezza. Il sito delle poste diceva: “Предметы культурного быта” (“predmety kul’turnogo byta”), ovvero, una cosa strana che in italiano si potrebbe tradurre con “oggetti di uso quotidiano”, ma volendo stare di più alla lettera, visto che l’espressione in russo suona stranissima: “oggetti della quotidianità culturale”. A. mi domanda: “E che cosa è mai la quotidianità culturale?” Gli ho detto: “Sicuramente il cibo rientra nella categoria: cosa c’è di più quotidiano e culturale del cibo?”
Siamo arrivati alla posta con il tutto accuratamente impacchettato e isolato in una scatola di scarpe, e l’impiegata del banco di sinistra, con la maglia gialla e il sorriso ospitale, oltre a dirci che non c’erano problemi, ci ha convinti ad aggiungere al pacco una cartolina (che ho fatto scrivere ad A. col poco di italiano che sa) e un paio di bustine di francobolli da collezione con gli astronauti russi: bellissimi francobolli, penso che diventeranno il mio nuovo souvenir dalla Russia.
Siccome era occupata, però, la signora gentile con la maglia gialla decide di dirottarci all’impiegata di destra, con la maglia blu e le sopracciglia aggrottate. E lì è cominciata una trafila che è durata un’ora.
Prima, con toni da stronza sovietica, la tipa ci ha chiesto quanto pesava il pacco e, seccata, ce l’ha pesato. Poi, ci ha chiesto cosa contenesse, e quando le abbiamo detto che non eravamo veramente sicuri che si potesse inviare del vino, ha perso le staffe, e accanendosi in particolare contro di me, che cercavo con pazienza e con il mio russo fluente di dimostrarle che non stavo in nessun modo cercando di scavalcare le leggi locali, ha aperto il pacco e ha cominciato a frugare, girando tra le mani i pacchetti come se non avesse mai visto qualcuno mandare del cibo dalla Russia all’Italia.
Alla frasi sparate a mitragliatrice su di me, che mi rassegnavo diplomaticamente a togliere oggetti pericolosi dal pacco, A. si è avvicinato e mi ha coperta con un braccio, come se le parole fossero pietre e io stessi rischiando di farmi male. Ha cominciato a interrogare la signora più nello specifico; e allora questa ha tirato fuori un polveroso libro delle regole, l’ha aperto, si è bagnata l’indice con la lingua per girare le pagine consunte e, trovato quello che cercava, ha cominciato a blaterare:
– Ah! Alcol! E per giunta in una tara di vetro!!! E miele, pure nella tara di vetro! Nemmeno in una tara di plastica!!!
A., sorridendo: – Mi scusi, ma quando ha visto mai che vendessero il vino nella tara di plastica?
L’impiegata in giallo: – Ma che fa, glielo impacchettiamo separatamente, se il rischio è che si rompa…
L’impiegata in blu – Ma il punto non è quello!!! Ma ti rendi conto? Della pasta? Ma mi prendete in giro?
Io – Perché non si può mandare la pasta?!
Quella in blu – Perché! Bisogna capire bene quali sono le regole! Qui ci sono delle cose vietate!!! Guardi, c’è una lista! Giornali, libri, pure quelli sono vietati!!!
Io – Giornali e libri?!
Non infierisco. Mi domando soltanto, a questo punto, cosa siano gli oggetti “della quotidianità culturale”.
Ma a quel punto questa tira fuori una busta da lettera con su degli appunti scritti in italiano e, mentre la apre, domanda:
– E qui che ci avete messo?
No. Non ci sono droghe. Rispondo: – Una bustina di aneto.
La tipa solleva le sopracciglia mentre, scioccata, porta più vicino agli occhiali il pacchetto di spezie.
L’impiegata in giallo prova a intervenire più volte, domandando all’impiegata in blu che gliene frega cosa c’è nel nostro pacco: al massimo ce lo rimandano indietro, la responsabilità non ce l’hanno mica loro.
Alla fine, quella in blu ha trovato qualcun altro su cui urlare e, non ho capito come, l’impiegata in giallo le ha rubato il compito e ha cominciato a occuparsi di noi. Ha messo il vino e il miele in una scatola a parte e ha impacchettato la scatola di scarpe in una busta. Ci ha spiegato che dovevamo scrivere il mittente in caratteri cirillici e il destinatario in caratteri latini, e ci ha precisato che la responsabilità del contenuto del pacco è solo nostra.
– Si intende, la responsabilità se il pacco viene rifiutato, non arriva a destinazione, o se il contenuto si rompe, vero? Cioè, non nel senso che posso avere problemi con il visto? Perché l’unica mia preoccupazione è avere il permesso di vivere qui, che poi non si può inviare il vino non me ne frega…
Lei prende e mi fa quel gesto di scuotere la mano arricciando il viso tipico della mimica russa e di quella della buonanima di mia nonna che era contadina; quel gesto che significa: “Ma che te ne frega? Non ti preoccupare! Sono tutte sciocchezze!”
Alla fine ci domanda: normale o aereo?
Ad A. piacciono gli esperimenti. E poi, dice che non c’è gusto a mandare un pacco, se non lo si manda alla vecchia maniera. Così abbiamo scelto di mandarlo normale, che dovrebbe arrivare in quattro settimane circa.
Abbiamo pagato 1300 rubli (27 euro) per due pacchi, inclusa la scatola, la busta, i francobolli e la cartolina. All’impiegata in giallo ho detto: – La ringrazio tantissimo!
E lei: – Che arrivi sano e salvo!
Siamo usciti che l’impiegata in blu stava ancora sbraitando.
– Quell’impiegata è sempre così, – ha detto A.
– E non l’hanno ancora licenziata?
– Forse la pagano troppo poco per potersi permettere di licenziarla.
– Ma ti pare possibile che ci siano tutti quei divieti in Russia?
– In parte i divieti il governo se li inventa solo per la paura di perdere il controllo sulla popolazione, ma non sono effettivi. IN parte, le persone come questa donna sono così attaccate alle regole da non capire più niente, perché hanno paura anche loro. Hai visto quant’era vecchio il libro che ha tirato fuori? E poi che ne sai che capisse veramente quello che stava leggendo?
– Il divieto di inviare libri e giornali me lo immagino solo durante la repressione staliniana.
– Ma infatti, ma scherzi? Hai visto che l’altra non ti ha fatto problemi? Non sono le regole. E’ la gente invasata. Quella non sta bene.
Poi, abbiamo cominciato a immaginare la faccia dei miei quando ritireranno i pacchi, se i pacchi arriveranno, e quando arriveranno. Per quanti paesi passeranno.
E io ho pensato che forse l’impiegata in blu avrebbe bisogno di un abbraccio.

6 pensieri su “Avventura alla posta

  1. Buongiorno, ho letto questo articolo molto interessante e visto che ne sa più di me vorrei delle informazioni, se possibile. Ho fatto un viaggio in Russia quest’estate, ma non avendo tempo di recarmi alle poste russe, ho utilizzato il servizio di posta messo a disposizione dagli hotel in cui ho alloggiato. Ho spedito alcune cartoline da Mosca il 6 agosto e una lettera da San Pietroburgo il giorno successivo. I francobolli li ho trovati per puro caso in un negozio di souvenir a Mosca e alla reception mi hanno spiegato che servivano due francobolli da 10 rubli e uno da 25 per ogni cartolina. Le ho affrancate tutte, inclusa la lettera, nella quale però non ho messo il mittente perché non sapevo che indirizzo mettere, dal momento che non abito in Russia…e non sapevo se mettere quello italiano, nel timore che mi facessero storie. Il destinatario invece l’ho sempre scritto in caratteri latini, tranne la parola Italia, che ho scritto sia Italy, sia a fianco in caratteri cirillici per sicurezza. Gli addetti alla reception mi hanno detto che andava benissimo così, che era tutto a posto anche per la lettera, ma ad oggi 31 agosto non è ancora arrivato nulla a nessuno! Certo magari dalla reception non sono state spedite il giorno stesso in cui le ho date in consegna, però inizio a preoccuparmi… È normale questa tempistica, considerato che sono solo cartoline e non pacchi? Ringrazio se vorrà rispondere, cordiali saluti.

  2. Buongiorno, ho fatto un viaggio in Russia quest’estate, ma non avendo tempo di andare alle poste, ho utilizzato il servizio spedizione posta delle reception degli hotel nei quali ho alloggiato. Ho spedito alcune cartoline da Mosca il 6 agosto e da San Pietroburgo il giorno successivo, inclusa una lettera in busta bianca nella quale ho messo solo il destinatario, visto che non sapevo che mittente inserire. Le ho affrancate tutte con due francobolli da 10 rubli e uno da 25, come richiesto dagli addetti alla reception. Ma nonostante mi avessero assicurato che così come le avevo compilate e affrancate erano perfette, ad oggi 31 agosto non è ancora arrivato nulla a nessuno! Certo magari loro non le hanno spedite lo stesso giorno in cui io le ho date in consegna, ma comincio a preoccuparmi… è normale questa tempistica di consegna per banalissime cartoline??! Grazie se vorrà rispondere.

    1. Ciao Gigliola e grazie di essere tra i nostri lettori. Nella mia esperienza ho visto e sentito di cartoline e lettere che arrivano anche dopo uno o due mesi con la posta normale… Ho anche visto cose non arrivare. Solo una volta, questa estate, la posta russa mi ha smarrito un pacco e quella italiana ha smarrito il secondo, che era stato già sdoganato. Con i pacchi mi pare di capire che è una lotteria, ma a me le cartoline, seppur con ritardo, sono sempre arrivate.

  3. Questa estate ho spedito due pacchi da Mosca, contenenti entrambi abiti usati, uno in Francia a Lille e uno in Italia a Roma. Il primo dopo 9 giorni è arrivato puntualissimo come mi aveva indicato l’impiegata della Posta. Quello per l’Italia ha impiegato un mese per arrivare a Varese, da dove hanno contattato il destinatario per sapere cosa contenesse nonostante fosse tutto già indicato. Poi c’è voluta un’altra settimana perché arrivasse a Roma. Due anni fa spedii un pacchettino a Trieste: 6 settimane ! Le Poste russe funzionano. Quelle italiane lasciano a desiderare.

    1. Stesso problema con i pacchi che mi sono spedita io a maggio. Li ho dovuti sdoganare!!! Ma si può? E poi il postino non ha trovato la mia casa e uno l’ha fatto tornare in Russia. L’altro non si sa dove sia, ma si è perso in Italia. Che palle.

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