Condominio solidale

2014-10-08 15.55.14
In Russia c’è un’usanza che prima non avevo mai visto, e che credevo che bisognasse inculcare alla gente a forza di sit-in sull’ecologia, sul risparmio, sulla società armonica. Invece, pure se in Russia la raccolta differenziata è ancora un sogno dei relativamente pochi soci e affiliati dell’associazione moscovita Sobirator.org (il collettore), tra i poveri abitanti delle panel’nye doma, case fatte negli anni ’70-’80 mettendo dei blocchi uno attaccato all’altro, o di altre case vecchie e decrepite, cioè non di quelle case nuovissime e enormi come frigoriferi giganti in mezzo a quelli che una volta erano campi immensi, o di quelle moderne villette a schiera che ci vogliono tre vite per comprarle; tra i poveri abitanti delle case sovietiche si conserva un’usanza intelligente.
Quando qualcuno ha qualcosa che vorrebbe buttare via, che vorrebbe dare ma non sa a chi, quando qualcuno sfratta, gli regalano un servizio di bicchieri che non gli piace, e cose simili, si prendono le cose vecchie e normalmente non si portano in chiesa, né all’associazione di volontariato più vicina, ma si lasciano all’entrata del palazzo. Chi ha bisogno è libero di frugare, scegliere e portare via. I vestiti vecchi a volte li portano via i senzatetto, le stoviglie o gli elettrodomestici sfasciati chi ne ha bisogno in casa o chi li smonta per farci qualcosa, i libri, se penso che meritino, li prendo io.
Non è la prima volta che prendo dei libri del pod’ezd (così si chiama l’androne del palazzo). Finora ho preso un autore sovietico sconosciuto al mondo occidentale, una raccolta di scritti di Gorky, il Passato e i Pensieri di Herzen (già letto in italiano), uno dei gialli di Pelageja di Akunin, e altre meraviglie che non ho avuto ancora il tempo di aprire. Ho smesso, però, di comprare libri sulle bancarelle: la fame va proporzionata alla dieta.
Oggi l’offerta era particolarmente interessante. Oltre a qualche volume tascabile sull’esoterismo o sui mantra, un misto di occulto e orientalista che in Russia ultimamente va di moda, c’era una scelta di volumi che mi ha sorpresa: a quanto pare in questo palazzo c’è qualche altro studioso.
Con una busta della spesa enorme ad un braccio e lo zaino sulle spalle, mi sono messa a frugare senza cerimonie tra la gente che passava nell’androne: mi sono portata a casa sei libri.
Il fantasma che si mangiava i gomiti di Vladimir Solov’ev. Pare, non il Solov’ev teologo morto nel 1900, ma uno contemporaneo. E’ possibile? Perché l’introduzione parla di un raduno su Nabokov e le serie di racconti sono ambientate a New York. Mistero: il mio vicino di casa si interessa anche lui di letteratura dell’emigrazione.
La cattura di Izmail di Mihail Shishkin, scrittore contemporaneo, omonimo del mio professore di letteratura russa all’università. E’ venuto una volta a fare una conferenza sul suo libro Capelvenere, che non ho mai letto. Forse è ora.
Il sole sui palmi delle mani di Rustem Kutuj. Non ho idea di chi sia, ma non è un russo etnico, ammesso che possiamo ancora parlare di etnia e usarla per definire la russitudine.
Camomilla, AA. VV. Edito nel 1987 da “La giovane guardia”, è “una raccolta di conversazioni sull’etica e l’estetica della vita quotidiana”. Ci sono anche le figure su come vestirsi, pettinarsi, cucire. Evidentemente un libro per fanciulle.
La cucina russa in esilio di Vajl e Genis. Ho letto qualche commento di Genis su Dovlatov, mi piace. La copertina mostra una bandiera russa sullo sfondo di una bandiera americana. Sulla bandiera russa c’è scritto Pelmeni e davanti c’è un uomo seduto per terra con le mani in alto. Dal lato opposto, sotto l’insegna di un MacDonald’s, appare un uomo con il dito puntato verso l’alto. Questo mio vicino di casa si fa sempre più interessante.
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L’ultimo comunista di un certo Valerij Zolotuha, della stessa collana del libro di Shishkin. Pare che si tratti della collana dei nominati al premio Smirnoff-Booker del 2000. Il titolo promette bene.
Dulcis in fundo: Comprensione, o il nome di Umberto: Conversazione con Umberto Eco di Oksana Gofman, del 2005. Cioè, caspita. Ho già detto che questo ignoto vicino di casa è una rivelazione?

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